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La scure - martello di Kyniskos, in
bronzo, del VI sec. a.C. fu rinvenuta nel territorio di San Sosti nel 1846.
L'eccezionale importanza di
questo reperto (vero e proprio emblema della ricchezza del patrimonio
storico-artistico-archeologico del nostro territorio ma, purtroppo, anche,
del suo costante, inesorabile e criminale depauperamento!) è data dall'epigrafe incisa sulla sua penna
perché rappresenta, ad oggi, il primo ed unico documento scritto in dialetto
Dorico alfabeto Acheo.
Nell'epigrafe è l'oggetto
stesso a parlare ed afferma di essere sacro ad Era e di essere
offerto da Kyniskos.
Ma chi era Kyniskos? Molto probabilmente si trattava di un pugile,
proveniente dalla città di Mantinea, già vincitore dell'Olimpiade a metà
del VI sec. a.C.
Questo personaggio, che grazie al
ritrovamento del reperto in questione riaffiora da un oblio millenario, nel
suo tempo divenne famoso a tal punto che - tra il 460 ed il 450 a.C. - il
celeberrimo scultore Polikletos ne commemorò la memoria con una
scultura in bronzo.
Nel 1857 il reperto si trovava
ancora a San Sosti ma, al fine di decifrare con una corretta traduzione
l'Epigrafe incisa sull'ascia, subito dopo fu inviato a Napoli al Direttore del Museo
Nazionale del Regno
Borbonico. Molto probabilmente, a seguito
dell'invasione francese del Regno Borbonico, la Scure - Martello
venne trafugata dal Museo Nazionale di Napoli per comparire nel 1884 a Parigi nella
collezione di Alessandro CASTELLANI.
Nel 1886 venne acquistata da
Funzionari della Real - Casa Inglese ed oggi è conservata al "British
Museum" di Londra. Il Comune di San Sosti, da oltre un
trentennio, attraverso il Ministero per i Beni Culturali, ha ufficialmente
rivendicato la proprietà dell'Ascia votiva di Kiniskos e contestualmente, ha
formulato la richiesta di restituzione del reperto al Patrimonio Culturale
Italiano.
L'Ascia Votiva di
Kyniskos risulta essere tra i Reperti Archeologici trafugati e
rivendicati dallo Stato Italiano.

Kyniskos di Mantinea
Testo a cura di: Pierino
Calonico
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